La prima smartcity basata su una blockchain

smart city 640x372La prima smartcity basata su una blockchain è nata a Tokyo ai primi di maggio come un prototipo da replicare nel resto del mondo.

E’ costruita nel cuore di una delle aree più ad alto valore del pianeta: il distretto di Daimaruyu.

Il 30% di tutti gli edifici dell’area appartiene a Mitsubishi, che ha affrontato il tema della co-creazione di valore come un obiettivo strategico, come riportato da ilsole24ore.com.

L’area di Daimaruyu ha una densità economica e strutturale eccezionale anche per il Giappone: in 120 ettari è condensato un valore di 135mila miliardi di yen (il 10% del Pil giapponese) con 106 grattacieli per un totale di 4.300 uffici: ci lavorano 280mila persone che si muovono grazie a 13 stazioni ferroviarie e metro, con 28 linee (15 soprelevate, 7 sotterranee e 6 Shinkansen), sfamati da circa 40mila ristoranti, 90mila negozi e più di 110mila strutture di servizi. Qui hanno il loro quartier generale 16 delle più grandi aziende al mondo (nel resto di Tokyo ce ne sono altre 23), mentre, per paragone, a New York ce ne sono 17 e a Londra 19.

Pertanto ci sono le informazioni economiche che provengono dalla gestione di tutti i palazzi da parte di Mitsubishi ma anche quella dei sensori IoT raccolte da aziende di trasporti, dai gestori degli impianti dei palazzi, nei negozi dall’andamento delle vendite e dalla disponibilità dei beni, dal flusso di dati provenienti dagli hotel (le camere disponibili), dai ristoranti (i tavoli prenotabili, i menu), fino ad arrivare a decine di centinaia di categorie di dati di livelli tra loro completamente diversi: quanto crescono gli affitti al metro quadro oppure quanti clienti ci sono ogni sera nel locale di karaoke. Con l’arrivo dei gestori dei sistemi di pagamenti si potrà vedere sia come si spostano sia le persone che il valore e la posizione di ogni transazione.

L’obiettivo è la condivisione dei dati che, secondo Fujitsu, il creatore della parte tecnologica del progetto, sono l’elemento fondamentale per la co-creazione di valore che convince le aziende a condividere i propri dati senza perderne il controllo. «Siamo entranti nell’era della digitalizzazione – dice Eiji Ikeda, senior manager servizi di Fujitsu – in cui possiamo raccogliere tantissime informazioni nei modo più diversi ma sono molto frammentate e difficili da condividere tra le organizzazioni e funzioni diverse. Non c’è un processo standard per la condivisione o un ambiente per la co-creazione, in cui siano rispettate sicurezza, privacy e relazioni egualitarie tra le aziende che partecipano».

Utilizzando una blockchain (Hyperledger Fabric) Fujitsu ha creato l’infrastruttura software Virtuora DX attraverso la quale permettere ai partecipanti di condividere non Bitcoin ma data e smart contracts. I dati diventano così un servizio di cui i partecipanti possono usufruire per creare innovazione ma senza che i singoli dati escano dal perimetro aziendale.

Man mano che le varie basi dati saranno condivise, chi si collegherà alla rete blockchain di Fujitsu (pagando a postazione di utilizzo) verrà via via autorizzato (o no) ad accedere ai dati dai rispettivi proprietari, per poi rielaborarli per creare nuovi servizi e prodotti

Finora nessuno è mai stato in grado di coordinare una massa di open data proveniente da così tante sorgenti tra loro così eterogenee».

Alfredo Santaniello

Alfredo Santaniello

Content Manager at Cogent
Appassionato di nuove tecnologie e sempre attento ai trend dell'industria 4.0, Alfredo si occupa di trovare contenuti che aiutino le imprese italiane ad affrontare le nuove sfide della quarta rivoluzione industriale.
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