I fattori di competitività dei distretti industriali italiani

La ripresa economica italiana degli ultimi tempi parte dai distretti industriali del settore alimentare e meccanico trainati dall’export.

Far parte di un blocco di industrie che lavorano nella stessa filiera è una garanzia di performance migliori rispetto alla media.

Lo dimostra lo studio condotto della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo riassunte nel decimo Rapporto sull’economia e finanza dei Distretti industriali, come riportato da repubblica.it.

Nel rapporto confluiscono i bilanci aziendali degli anni 2008-16 di quasi 18.000 imprese appartenenti a 153 distretti industriali e di quasi 54.000 imprese non-distrettuali, attive negli stessi settori di specializzazione.

A livello di numeri aggregati, i distretti vantano una crescita del fatturato del 13% tra il 2008 e il 2017, che supera dunque il +8,7% delle aziende che operano negli stessi settori ma fuori dalle aree distrettuali.

Decisivo il traino dell’export che costituisce un’assicurazione di crescita sostenuta per il futuro.

Marchi registrati, brevetti e certificazioni di qualità sono aumentati, così come è cresciuta la gittata delle esportazioni: ora i prodotti Made in Italy fanno in media 400 chilometri in più per arrivare sui mercati di sbocco.

i migliori distretti per crescita e redditività

A guardare la classifica dei migliori distretti per crescita e redditività spiccano i colori verde dell’agro-alimentare e arancione della meccanica, anche se il primato va all’occhialeria bellunese che va al traino del colosso Luxottica.

L’agroalimentare spicca con un balzo del 29% abbondante: nel mondo del cibo e del bere, meritano i primi posti il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e i salumi di Parma.

Nel prossimo futuro, le previsioni sono positive con una crescita per il biennio 2018-19 stimata in accelerazione al +5,8% cumulato, “trainata nuovamente dai mercati esteri, in presenza di una domanda interna che rimane sostenuta, con un maggior ruolo per i beni di investimento. Un contributo importante potrà venire dalla filiera metalmeccanica, sulla spinta degli investimenti in macchinari, a loro volta supportati dalle misure di incentivazione previste nel Piano Industria 4.0″.

Il tessuto produttivo è uscito dalla crisi che è stata pagata dai lavoratori. “La base produttiva ha subito modifiche importanti, risultando ridimensionata in termini numerici ma ampliata per valori di fatturato (+12,3 miliardi di euro)”.

Diverse sono le annotazioni positive: le produzioni, che in parte stanno tornando in Italia soprattutto nel sistema della moda, vedono spiccare la presenza di imprese femminili (una su tre), che si collocano a un buon 23%, mentre aumenta “la presenza di imprese giovanili, soprattutto nel Mezzogiorno, altamente dinamiche e in grado di garantire un ricambio generazionale. Nei distretti un’impresa su dieci è gestita da under 35, con punte del 15,5% nel Mezzogiorno e del 20% nella Metalmeccanica e nel Sistema moda”. E, infine, i nuovi bacini che si affacciano: quello della cosmesi lombarda ha già ora un saldo commerciale con l’estero favorevole per 2,3 miliardi.

Alfredo Santaniello

Alfredo Santaniello

Content Manager at Cogent
Appassionato di nuove tecnologie e sempre attento ai trend dell'industria 4.0, Alfredo si occupa di trovare contenuti che aiutino le imprese italiane ad affrontare le nuove sfide della quarta rivoluzione industriale.
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