Cobot: i robot collaborativi

Universal Robots, multinazionale danese specializzata nella realizzazione di “Cobot”, cioè i robot collaborativi, dal 2008 ha messo sul mercato macchine in grado di adattarsi a moltissime applicazioni, grazie a una forte flessibilità e a una piattaforma aperta gli sviluppatori.

Si tratta di braccia meccaniche, che possono terminare con una pinza, o con altri utensili, a seconda delle necessità, e che possono svolgere funzioni elementari, come quella di avvitare, saldare, spostare pesi dai 3 ai 10 kg, o altro, e che possono essere programmate in maniera molto semplice e personalizzata per svolgere qualsiasi tipo di operazione, lavorando fianco a fianco con l’uomo, secondo quanto riportato da innovationpost.it.

Sono le PMI che guidano la crescita dei Cobot, poiché come spiega lo slogan “Nessuna impresa è troppo piccola, e nessuna è troppo grande per i cobot”. Un robot di questo tipo, infatti, non richiede un investimento troppo alto, i tempi per ammortizzare la spesa sono inferiori ai 200 giorni ma i benefici sono molto alti visto che è stato stimato un aumento della produttività grazie alla collaborazione uomo-macchina attorno all’85%.

Il Cobot UR è molto facile da programmare e veramente flessibile in quanto, anche grazie al peso ridotto, può essere facilmente riallocato, può lavorare in spazi molto compatti, e può essere utilizzato montando il robot in ogni posizione offrendo, così, un’ampia versatilità, sia in termini di installazione che di applicazione”.

A questo si aggiunge un sistema “aperto” che permette di sviluppare applicazioni adeguate per ogni tipo di esigenza in modo semplice, “plug & play”. Universal Robot, inoltre, continuerà a concentrarsi sulla crescita di Universal Robots Academy, la piattaforma di formazione gratuita online che ha già trovato l’interesse di oltre 20.000 utenti in tutto il mondo e che permette di muovere i primi passi sullo stesso software del cobot replicato sul proprio computer.

Quindi parte da Torino, la capitale della prima e rivoluzione industriale italiana, la nuovo sfida, quella dell’industria “5.0”, che vedrà aumentare l’integrazione tra uomo e macchina, grazie a piccoli robot collaborativi che prenderanno, via via, il posto dell’uomo in tutte quelle operazioni che possono essere rischiose, faticose, o troppo ripetitive, ma che possono essere svolte molto agevolmente da una macchina intelligente anche se resta forte il valore dell’elemento umano in ogni operazione.

“La scelta di Torino non è casuale, come non lo è la scelta dell’apertura di una sede italiana – continua Cocchi – in quanto abbiamo diverse competenze del territorio e dell’industria che ha fatto la storia, sia a livello di automazione industriale che di robotica”

A fare il punto sulla situazione dell’area mediterranea è stato Jacob Pascual Pape, General Manager dell’area South Europe che ha ricordato come, nonostante la quota di mercato maggiore, attorno al 70% della produzione, sia assorbita da 5 nazioni, Cina, Corea, Giappone, Stati Uniti e Germania, il sud Europa sia comunque un mercato strategico per Universal Robot. Un’area dove la presenza dell’azienda si è iniziata a consolidare, prima in Francia, e poi in Italia e Spagna, tra il 2011 e il 2012.

Da qui la decisione della multinazionale di aprire la sede torinese in una strategia di forte espansione che ha visto anche l’apertura di una filiale in Turchia e, presto, di un ufficio in Messico e di una terza sede in Cina.

Le aspettative dell’impresa sono quelle di continuare a sfruttare la posizione di leader di mercato e crescere allo stesso tasso dei robot collaborativi previsto per il 2018. Questo, tuttavia, può essere fatto solo concentrandosi sui alcuni obiettivi: rimanere un passo avanti a livello tecnologico, espandere la piattaforma Universal Robots+ e globalizzare ulteriormente vendite, presenza sui territori e portata dei nostri servizi.

Alfredo Santaniello

Content Manager at Cogent
Appassionato di nuove tecnologie e sempre attento ai trend dell'industria 4.0, Alfredo si occupa di trovare contenuti che aiutino le imprese italiane ad affrontare le nuove sfide della quarta rivoluzione industriale.
Alfredo Santaniello

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